SUPERIORE

Siamo ancora chiusi in casa: come gestire l’uso del telefonino per i ragazzi

Siamo ancora chiusi in casa: come gestire l’uso del telefonino per i ragazzi

A volte le soluzioni sono semplici, ma difficilissime da seguire.
In questo periodo storico gli psicoterapeuti lavorano di più. La situazione la conosciamo tutti e purtroppo l’impatto sull’equilibrio di ciascuno di noi c’è stato e per qualcuno, non pochi, ha inciso un bel po’. Di settimana in settimana cercherò di trattare gli argomenti maggiormente riscontrati in terapia, che magari possono essere utili a qualcuno di voi.
Vorrei iniziare con un argomento gettonatissimo: l’uso del telefonino per i ragazzi. Quando iniziare, come controllare, come regolare, ecc. ecc. Tante mamme e papà mi stanno riferendo la situazione dei loro ragazzi, a volte bambini: molti sembrano totalmente incapaci di gestire questo strumento, che diventa fonte di discussioni continue. Partiamo da un presupposto importantissimo che a volte sembra sfuggire: i genitori siete voi, siete voi che date le regole in base a quello che osservate dei vostri figli. Non deve essere la società a scegliere i tempi e i modi, ma VOI! Esattamente come quando avete optato per uno sport piuttosto che per un altro in base alle predisposizioni che vedevate dei vostri bambini.
Inizio dalla prima fondamentale domanda che mi sento porre: quand’è il momento giusto? Il momento giusto è quando voi vi rendete conto che vostro figlio è in grado di gestire correttamente lo smartphone. Con “gestire correttamente” intendo questo: mio figlio sa o è in grado di comprendere cos’è e che funzione ha uno smartphone? Sa che uno smartphone non è un’estensione di sè, ma uno strumento da usare a seconda della situazione in cui si trova? Mio figlio sa gestire le applicazioni, sa metterlo in modalità aereo o spegnerlo quando studia? Quando dico “sa” non intendo se capisce queste funzioni, ma se sa regolarsi in modo equilibrato.
L’età è variabile perché non tutti i ragazzi sono uguali, non tutti hanno lo stesso sviluppo emotivo e cognitivo. Parlo di ragazzi dalle medie in su, perché è inutile dire che prima non ne hanno alcun bisogno e questo mi pare che tagli completamente qualsiasi domanda in più, ma se ne avete, mandate pure…
Un altro aspetto fondamentale riguarda i genitori, chiedetevi se siete in grado di dare delle regole e di farle rispettare. Le regole sull’uso dello smartphone devono essere spiegate PRIMA non in corso, quando ormai alcune abitudini sono state già acquisite. Dovete fornire uno strumento che crei alleanza con i vostri figli, non distanza e continue discussioni. Chiedetevi anche perché credete che sia il momento giusto e non vi rifugiate dietro al fatto che “altrimenti sarebbe escluso dalla sua rete sociale” perché non è vero! Nessuno psicoterapeuta dell’età evolutiva vi direbbe questo, se un ragazzo viene escluso dalla rete sociale per il cellulare, questo ragazzo ha altre problematiche relazionali. Ho visto ragazzi arrivare fino al liceo inoltrato con il cellulare della nonna (non smartphone) e ragazzini completamente alienati e incapaci di comunicare con l’ultimo modello di smartphone.
E poi come sempre partite dall’osservarvi, guardate l’uso che fate voi dello smartphone: se l’avete sempre in mano, se non potete dire “dopo” a un messaggio, se riuscite a metterlo da parte. Perché se i ragazzi sono cresciuti in un ambiente dove il cellulare rappresenta un aspetto invasivo della quotidianità, inevitabilmente non sentiranno che è così grave non metterlo da parte. I veri “giusto e sbagliato” che assorbiamo sono gli esempi che abbiamo intorno, non le parole che sentiamo. Si impara più con l’emulazione che con l’ascolto.
Lo so, non è facile, ma si può.
Vi abbraccio.

Giorgia Pistono, psicologa psicoterapeuta. Vive a Torino, ha tre figli e un cane di nome Lola. Lavora da anni in un piccolo studio nel cuore della città accogliendo persone che stanno passando piccoli o grandi momenti di vita un po’ più difficili. Tra gli aspetti che nel corso del tempo ha imparato a esplorare in terapia sicuramente uno dei più importanti è a casa e di come lo studio dell’ambiente che ci costruiamo intorno e che ci accoglie tutti i giorni sia un passo importante per capire chi siamo e le risorse che abbiamo per migliorare le nostre giornate. Anche da li può iniziare il primo passo verso la serenità

Commenti (1)

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    Chiara

    Da mamma di tre e da insegnante avrei potuto scriverlo io questo articolo, tanto condivido tutto ciò che hai espresso!

    rispondere

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